sabato 4 aprile 2015

Piccolo giardino partendo da zero


Richiesta Hereistay:

Chiedo consiglio per piccolo giardino partendo da zero!

Vorrei rendere due piccoli spazi verdi più gradevoli agli occhi e all'olfatto. Si tratta di due piccoli quadratini di circa 5x3 metri. Attualmente vi sono solo erbacce. Vi chiedo come agire, a partire da zero! Ossia, devo togliere le erbacce a mano, zappare, fresare, dare concimi specifici?
Dovrei dare dell'acqua bollente per eliminare le erbe infestanti prima?
Inoltre, la mia idea sarebbe di mettere un alberello al centro, roba poco infestante che faccia bei fiori e possibilmente per un arco di tempo abbastanza lungo e che non cresca moltissimo poichè su due lati vi sono i muri di due case. Oltre all'alberello pensavo di creare una piccola siepe che circonda il piccolo quadratino, mettere dei fiori qui e là magari a gruppi e magari mettere una sorta di praticello per tutta l'area.
Non si tratta di un giardino "vivibile" ossia il mio intento non è andarci sopra ma esclusivamente creare qualcosa di bello da vedere.
Attualmente non ho alberi a parte un ciliegio giapponese kwanzan innestato l'anno scorso e vorrei utilizzare proprio questo.
Mi piacciono poi alberi di eucalipto e, mi par di capire che il gunnii resti di dimensioni ridotte.
Che ne dite? A dire il vero ho anche dei cercis siliquastrum di 3-4 anni ottenuti da seme che volendo potrei utilizzare. Cosa mi consigliate altrimenti?

RISPOSTA:

Camelie

In pochi sanno che l'introduzione della Camelia in  Europa avvenne quasi per.. scherzo!

Un gruppo di mercanti britannici, recatisi in Cina nel 1753, ebbe modo di assaggiare il tè. Desiderando importare la pianta per produrlo anche in Inghilterra, ne chiesero in regalo alcuni esemplari, accorgendosi solo al ritorno che i cinesi avevano sbagliato avendo dato loro piante fiorite molto belle, ma con foglie prive di qualsiasi aroma.
Avevano avuto, infatti, alcune piante di Camellia japonica da seme invece di Camellia sisensis o pianta da tè.

Camelia japonica "Adolphe Audusson"



Camellia japonica "Contessa Lavinia"


Camellia reticulata "Black Lace"


Camellia x williamsii 'Donation'


Camellia "Spring Festival"



giovedì 2 aprile 2015

Idee giardino 10ste

RICHIESTA 10ste: 
Tolta la siepe e adesso ? Cerco consigli!
"Buongiorno,
chiedo consiglio qua perchè non ne capisco tanto e non vorrei fare errori.Se gentilmente qualcuno potrebbe darmi un consiglio su cosa comprare mi farebbe un grosso piacere..nessuna grossa pretesa.. si avrebbe l'idea di prendere dei cespugli che non vadano oltre 1,5-1,8m per formare un irregolare muro privacy.La privacy è richiesta sopratutto nella parte curva del giardino. L'ombra che vedete in quella parte è totale, in estate il sole riesce giusto a baciare la parte alta del muretto, tutto il giardino è rivolto a nord. Vorrei tanto inserire nella parte dei 12m due melograni a cespuglio , nel tratto dei 12m nell'angolo avrei intenzione di tagliare via l'angolo e metterci un oleandro a cespuglio. Sotto l'acero vorrei mettere qualche siepe che resti bassissima e tappezzante(ombra anche qui totale, mai illuminata direttamente dal sole), magari con qualche fiore ma non voglio chiedere troppo.."


RISPOSTA:


Bulbose

Le piante bulbose sono chiamate così perchè la produzione del fiore avviene attraverso i bulbi. Sono molto utilizzate nei giardini per via della facilità di coltivazione e per i fantastici colori che si ottengono una volta fiorite.
I bulbi piantati danno vita a forme e colori che garantiscono un giardino sempre fiorito grazie alle varietà ad impianto primaverile e quelle ad impianto autunnale.
Queste piante si possono dividere in base a periodo di fioritura in:

Bulbose primaverili:

Allium Giganteum - Liliaceae: pianta particolare molto apprezzata per la fioritura. Ha un fusto tozzo e cilindrico alle cui estremità troviamo i fiori "globoidali "(da 2 cm fino a 20 cm). Dopo l fioritura la parte aerea seccherà per rinascere in primavera. 

Hyacinthus orientalis - Liliaceae: bulbosa primaverile, produce a fine inverno sottili foglie carnose. La fioritura è raggruppata in uno scapo cilindrico. Non superano i 30 centimetri di altezza. Si coltivano in posti luminosi e terreni freschi. 

Muscari -Liliaceae:  bulbosa primaverile, ottima per creare un tappeto colorato. Le inflorescenze sono a grappoli (blu-indaco). Resistono al freddo ma soffrono i ristagni idrici. Le foglie sono allungate e appuntite. 

Tulipa - Liliaceae: bulbose molto utilizzate nei giardini e per composizioni floreali. Vengono prodotte soprattutto in Olanda. E' una pianta medio grande, dalle grandi foglie verde-bluastro e da un singolo fiore che spicca. Il fiore è a coppa, con il centro più scuro. Si possono trovare di tutti i colori.

Narcisuss bulbocodium - Amaryllaceae: piccola bulbosa primaverile. Fogliame nastriforme, eretto, di color grigio-verde.
Fiore composto da 2 parti: coppa centrale a forma di trombetta, contorno corona costituita da 5, 7 petali. Le 2 parti del fiore possono essere dello stesso colore o di colori differenti.

Bulbose estive:

Agapanthus umbellatus - Liliaceae: bulbosa estiva medio-grande molto apprezzata per la fioritura e per il fogliame particolarmente decorativo. Facile da coltivare. I fiori sono campanulati e riuniti agli apici di lunghi steli. Non teme la siccità eccetto nel periodo della fioritura. 

Hermocallis fulva - Liliaceae: bulbosa estiva. I suoi fiori sono detti "belli d'un giorno" perchè fioriscono e sfioriscono nel giro di 24 ore. Sbocciano in estate numerosissimi. Il fusto è eretto, robusto, tuboloso. E' una pianta perenne che può raggiungere il metro di altezza. 

Dahalia - Compisitae: bulbosa estiva perenne.Origine America centrale. Producono moltissimi fiori dall'inizio dell'estate. Sbocciano in successione quindi sono ottime per garantire una fioritura continua. Ci sono Dalie nane ma anche alcune che superano il metro di altezza. Ama il sole e non necessità di acqua in abbondanza. 

 Agapanthus umbellatus - Liliaceae
Agapanthus umbellatus



 Allium gigante - Liliaceae



 Hemerocallis Red Flag - Liliaceae 



Hyacinthus - Liliaceae  




Lilium candidum - Liliaceae




Muscari botryoides- Liliaceae
Muscari botryoide




Amaryllis belladonna - Amaryllidaceae




Galanthus nivalis - Amaryllidaceae
Galanthus nivalis





 Dhalia - Compositae



Cyclamen persicum- Primulaceae

martedì 31 marzo 2015

Illuminazione giardino: lampade da esterno a ricarica solare



È facile da usare poiché non servono cavi o spine.
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Quando la batteria è completamente carica, garantisce al prodotto la massima intensità luminosa per circa 12 ore.


Misure del prodotto
Diametro: 18 cm
Altezza: 9 cm



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Semplicità e linee dritte.
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lunedì 30 marzo 2015

Progetto di massima - Maria Ferretti - viste





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Schizzo progettuale 4



Introduzione

Sottovalutare il tipo di pavimentazione da utilizzare nel vostro giardino sarebbe un errore enorme, che comporterebbe una perdita di tempo e di soldi. Per questo motivo la scelta deve essere fatta con cura, valutando tutte le possibili alternative. 


Parquet 
Ghiaia
Terra battuta
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Ogni lampada è realizzata in plastica durevole per anni di utilizzo. Quando si fa buio, si accende automaticamente. La durata dell'illuminazione dipende dalle condizioni atmosferiche. Di solito una lampada dura 8 ore con 3 ore di ricarica solare.
Le lampade non inquinano l'ambiente grazie alla batteria a ricarica solare. Inoltre, non dovrete pagare le bollette elettriche perché sono alimentate da sole. Si tratta di un investimento che porta benefici permanenti.



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  • Diametro sfera: 9,5 cm

  • Alimentata da sole

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Sfrutta il tuo giardino quando è buio!
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  • Colore: verde scuro

  • Altezza: 110 cm.

  • Materiale: alluminio

  • Materiale lanterna: vetro trasparente

  • Voltaggio:50 Hz/230V

  • Portalampada: E27

  • Capacità massima lampadine: 60W

Progetto di massima - Maria Ferretti

In questo post pubblico una parte del lavoro svolto presso un giardino progettato per un condominio. Prima di intervenire vi era una forte frammentazione e molte zone non venivano sfruttate. Dopo l'intervento il giardino ha diverse zone in cui i condomini possono sostare, riposare, pranzare, prendere il sole...
Studio dei material, dell'arredo del giardino e delle specie vegetali

Scheda critica "Storia del paesaggio agrario italiano" Emilio Sereni

 1. Sintesi delle tesi sostenute dall’autore, degli argomenti trattati e della struttura generale del volume
In questo libro l’autore vuole presentare in forma sommaria le ricerche svolte in lunghi anni, su  come il territorio rurale è cambiato nei secoli e quali ragioni hanno portato a tale cambiamento.
L’autore inizia dalla colonizzazione greca descrivendone le regolari forme geometriche che delineavano il paesaggio.  Ogni divisione (lotto) veniva assegnato ad un colone.

Dalle forme regolari si passa alla parte dedicata al giardino mediterraneo dove troviamo appezzamenti irregolari con coltivazioni di alberi e arbusti (preferiti alla maggese), chiusi per paura dei furti e del gregge, successivamente ad un’altra parte dedicata all’ accenno alla vite etrusca (diversa da quella greca).

Con l’ascesa di Roma si ha un primo esempio di piano paesaggistico; il suolo agrario (limitatio) viene suddiviso attraverso una griglia con due linee fondamentali (cardo e decumanus). Ogni lotto aveva delle funzioni precise. Il metodo fu esportato in molte altre zone del mondo grazie ai successi ottenuti. Questo periodo viene segnato anche dalle numerose opere civili (strade e acquedotti) che diventarono un elemento costitutivo del paesaggio. Proprio Goethe nel suo Viaggio in Italia parla di “una seconda Natura, che opera a fini civili”. Le tecniche utilizzate portano a tralasciare i vecchi metodi per utilizzare il sistema a maggese e piantagioni arboree. Un altro problema dei romani era che non vi era una relazione tra agricoltura e allevamento.

Con il passaggio delle grandi piantagioni si assiste ad un altro grande cambiamento: si vengono a formare piccoli appezzamenti nel quale l’aristocrazia romana sviluppa questa nuova economia con l’utilizzo dei numerosi schiavi ottenuti attraverso le guerre. Troviamo la villa rustica (abitazione  e lavoro schiavi), la villa fructuria (depositi prodotti) e la villa urbana (abitazione per il piacere padronale). E’ evidente il passaggio che porta alla visione del territorio agrario come puramente lavorativo ad una visione estetica. Con il crollo dell’impero, il paesaggio agrario entra in una situazione di degrado: è in questo preciso momento che le attività silvio-pastorali prendono spazio (sistema a campi ad erba).

Dai prima anni del V sec. d.C., con le invasioni barbariche e per tutto l’Alto Medioevo IX, ci fu la disgregazione del paesaggio agrario: saccheggi, devastazioni, decadimento degli antichi centri di vita urbana, terrore e violenza. I segni sono i ruderi e “le città morte”; le poche forme di orti chiusi ed essenze arboree le troviamo in zone protette da mura mentre nelle campagne più lontane  prevale la caccia.
La crisi delle città da spazio alle campagne nelle quali si ricomincia a ricostruire una società ormai senza più speranze. Nascono così le prime ville, che poi si trasformarono in casali fortificati ed infine castelli. Un elemento del paesaggio che caratterizza  l’Alto Medioevo è la “Selva selvaggia”, vaste aree di boschi e foreste davano riparo a orsi, cinghiali, lupi e banditi.

I centri sociali ed economici diventano i borghi inerpicati; nelle zone limitrofe campi aperti di cereali inferiori (miglio, panico, sorgo). 

L’invasione araba diffonde le colture di riso, cotone, canna da zucchero, pistacchio, melanzane, spinaci e agrumi.

Il castello nel paesaggio agrario è il simbolo dell’età feudale. Dal XI sec. avviene una lenta ripresa delle piantagioni e inizia l’età delle bonifiche e dei grandi dissodamenti tramite iniziativa dei feudatari, delle chiese vescovili e infine dei Comuni.

Tra l’XI e il XII sec. il potere passa nelle mani delle grandi abazie cistercensi che trasformano il territorio. 

L’età comunale è segnata dalla ripresa della attività agricola soprattutto grazie agli interventi di bonifica: le pianure vengono coltivate con alberi e arbusti (in particolare la vite)  , i boschi vengono tagliati per utilizzare il legno come materiale da costruzione e come combustibile. Anche in questi secoli il paesaggio pastorale prevale su quello agrario (frumento e maggese).

Nel Rinascimento c’è la chiusura dei campi a pigola e la sistemazione dei terreni in collina con la tecnica della sistemazione a porche. Il problema del letame è causato da poco spazio dedicato al pascolo. Grande attenzione al problema dell’irrigazione dei campi. Nasce il bel giardino all’italiana   (aiuole ben squadrate, filari allineati, terrazze, fasto e mole). Proprio in questo periodo non solo alle maggiori città toscane, ma anche attorno a Genova, si sistemano le difficili terre montane con terrazzamenti e muretti. Nel tardo Rinascimento in Italia centro-settentrionale ci sono le piantagioni e campi a pigola mentre in Italia Meridionale invece le starze di viti, ulivi e agrumi e il “giardino mediterraneo”.

A partire dal XV sec. inizia un periodo di grandi scoperte geografiche che portarono alla diffusione di nuovi prodotti, in particolare del mais. Si passa così ad una rotazione continua dove il mais assume la funzione di pianta di rinnovo.

Ne segue un periodo buio e di regressione, molti dei terreni bonificati tornano allo stato di palude. Tra il ‘500 e ‘700 si diffonde la cultura del riso in settentrione, nei terreni acquitrinosi. Avviene un’estensione del paesaggio pastorale.

Gli anni della Controriforma sono caratterizzati da una profonda crisi del territorio agricolo e delle attività pastorali. Si ritornerà al paesaggio classico e romantico per poi arrivare a quello industriale a rotazione continua. Troveremo nel paesaggio meridionale il “giardino mediterraneo”, in quello centrale l’alberatura tosco-umbro-marchigiana e in quello settentrionale la piantata padana.

L’età dell’Assolutismo Illuminato e delle riforme è caratterizzato dalla villa settecentesca (Veneto, Piemonte, Lombardia, Liguria, Sicilia e Toscana), che diventa un vero e proprio investimento produttivo. Avviene una evoluzione funzionale: da luogo di puro piacere ad azienda signorile a sviluppo capitalistico. 
Nella seconda metà del settecento si assiste alla crisi della mezzadria a favore del ceto dei grandi e medi affittuari (saranno sempre maggiormente interessati al guadagno, pretendendo sempre di più dai mezzadri che lavoravano i loro campi). In questi anni un forte cambiamento modifica la situazione agraria, la chiusura dei campi diviene necessaria: diritto di chiusura e difesa delle aziende signorili a discapito dei grandi proprietari terrieri e della popolazione più povera. Al Nord prevale la chiusura mentre nel Meridione ci fu una tenace resistenza.

Negli ultimi decenni del ‘700 viene trattato il problema del disboscamento, dissodamento e degrado del paesaggio montano, che raggiunge livelli altissimi. In Toscana si sviluppa il paesaggio delle colmate: opere di bonifica idraulica. Le colline vengono sistemate a ciglioni, a terrazze e a  tagliapoggio.

Nell’età risorgimentale l’autore descrive tre sviluppi differenti che si vengono a formare in Italia. Al nord il paesaggio padano dei prati irrigui, delle culture a rotazione continua e della piantata a bassa densità (forte cambiamento politico e sociale caratterizzato dalla crisi della mezzadria e dall’ascesa delle grandi imprese capitalistiche); al centro le colmate a monte e la sistemazione a “prode” ed a “spina” (anche in questi caso vi è una rivoluzione politica simile a quella del nord Italia ma di minor rilievo); al Sud situazione diversa: massa di popolazione rurale costituita da contadini che, in anno in anno, riducono a precaria cultura una miriade di spezzoni, sulle immense distese dei latifondi feudali, comunali ed ecclesiastici. Poi ripartizione in massa dei demani feudali.

L’Unità Italia è un momento decisivo in quanto avviene l’unione sotto un unico potere dei piccoli Stati presenti in Italia. Vengono costruite nuove linee ferroviarie e abbattute le barriere doganali: si crea un mercato nazionale. Nuovi sviluppi dei traffici commerciali creano specializzazioni locali esportate in tutta Italia (esempio la specializzazione del mezzogiorno delle culture d’ulivo e di agrumi). 
Nella Pianura padana si sviluppa la piantata asciutta e la piantata irrigua assume i classici caratteri capitalistici  aziendali (risaie). 
Nelle aree tosco-umbro-marchigiana la spinta capitalistica è inferiore e troviamo l’alberata tradizionale accompagnata da sistemi agrari a rotazione continua e campi chiusi: si raggiunge un carattere estensivo piuttosto che intensivo. Nel Mezzogiorno la ripartizione di massa dei demani ex-feudali si conclude intorno al 1860. Oltre 2 milioni e mezzo di ettari vanno ad ingrossare il patrimonio terriero della nuova borghesia. Comunque continua lo scontro tra vecchia nobiltà e nuova borghesia a discapito della massa popolare.

Nell’ultima parte del libro l’autore riassume i pensieri espressi in precedenza. Il paesaggio è fortemente condizionato dalle lotte dei lavoratori e dei piccoli produttori agricoli. Dai numerosi documenti scritti e disegnati, risulta chiara l’evoluzione che ha portato ad un sistema agrario più complesso. Dietro ad un semplice cambiamento si possono trovare in realtà ragioni molto più elaborate.


2. Considerazioni sulla definizione di paesaggio, se riportata in maniera esplicita, e/o sulle idee circa la sua natura

La definizione di paesaggio non è riportata in maniera esplicita ma si scopre  attraverso la lettura del libro. Il paesaggio agrario deriva dall’interazione tra l’uomo e la natura. L’uomo condiziona l’ambiente in cui vive e lavora a seconda delle sue necessità.
 Le necessità però non sono sempre le stesse, cambiano in base al territorio in cui si lavora, in base alla situazione politica ed economica, in base al ceto sociale. 
Proprio per queste ragioni si susseguono momenti in cui le campagne hanno un ruolo primario a periodi in cui sono in uno stato di forte degrado e abbandono. 
Questi cambiamenti ci sono descritti grazie a numerose riproduzioni di opere d’arte delle varie epoche (mosaici, tele, affreschi, dipinti e disegni di grandi artisti come Giotto, Giovanni Bellini, Domenico Veneziano e Renato Guttuso) e frammenti di opere letterarie. Questa multidisciplinarietà rende l’opera completa.

Non vi è una definizione di paesaggio poiché quest’ultimo assume nel tempo svariati significati:  semplice giardino estetico, strumento  di sopravvivenza, mezzo di guadagno, area inutilizzata e abbandonata a se stessa, strumento di sfruttamento capitalistico. Per questo libro il paesaggio è la storia del paesaggio.


3. Gli elementi attraverso cui l’autore descrive o rappresenta il paesaggio

L’autore descrive l’evoluzione del paesaggio andando a scovare le ragioni che hanno guidato tale cambiamento.
 Non si limita a descrivere l’evoluzione agricola e pastorale da un punto di vista puramente tecnico, bensì ne descrive il contesto storico e le ragioni economiche, sociali, politiche e culturali che hanno spinto in questa direzione invece che in un’altra.

 Nel libro il paesaggio è la storia, è l’evoluzione che ha portato al paesaggio contemporaneo, è l’insieme dei fenomeni che lo hanno mutato. Come ho già sottolineato in precedenza, la scelta dell’autore di avere una visione multidisciplinare dell’argomento, fornisce una visione più completa.

Partire con l’analisi storico-sociale, per poi passare ad informazioni più tecniche (per esempio la tipologia di coltivazione, le tecniche per la stabilizzazione dei terreni più impervi..) e condire il tutto con immagini storiche, citazioni letterarie e dati sondaggi storici, ci fa riflettere su quanti siano in realtà i fattori che fanno parte del paesaggio agricolo. Pensare al campo coltivato come semplice pezzo di terra su cui si coltivano prodotti è un errore.
 L’approccio giusto è quello di domandarsi il perché delle cose e andare oltre analizzando le relazioni con il contesto in cui si trova.

4. Come si trasforma il paesaggio e quali fattori ne determinano le trasformazioni

Il libro inizia con la descrizione dell’evoluzione del territorio agrario italiano dalla colonizzazione greca del Sud Italia (510 a.C.) fino ad oggi. Si percepisce che le comunità hanno trasformato l’ambiente con continuità per soddisfare le loro esigenze, le quali non sono rimaste le stesse nel tempo, ma sono cambiate. Il contadino dell’antica Roma aveva delle necessità e delle conoscenze ben diverse dal contadino del Medioevo o Rinascimentale. 
Ogni generazione ha apportato al territorio delle profonde modifiche, seguendo però delle regole ben precise, a volte simili a quelle precedenti, a volte molto diverse e rivoluzionarie. 

L’approccio che riscontriamo in molti degli esempi letti nel libro è quello che noi oggi possiamo chiamare progetto implicito. Il paesaggio ha una natura collettiva (non è stato progettato a tavolino in un determinato momento da una persona ed è rimasto tale nel tempo, bensì è il prodotto di una pluralità di persone e di azioni in un lasso di tempo medio lungo), evolutiva (deriva da anni di prove, di successi e di fallimenti; arrivare ad una soluzione giusta e duratura necessita di tempo), interscalare (opera su diverse scale, nel libro troviamo numerosi esempi differenti: dai piccoli orti chiusi e protetti del Medioevo, alle grandi piantagioni dell’800) e sostenibile (si studia la situazione in cui ci si trova e si effettuano scelta basate sulle considerazioni fatte; c’è un maggior rispetto per il territorio con cui si interagisce).

Tutti questi fattori portano al delinearsi di infinite tipologie di paesaggio agrario, spesso racchiuse in macro gruppi, ma che in realtà posseggono una loro identità ben precisa.

5. Suggerimenti e suggestione per un piano paesaggistico

La lettura di questo libro sottolinea l’importanza di leggere il territorio in cui si andrà a lavorare. Il suggerimento più grande lo da l’approccio che il libro ha, cioè quello di andare oltre la visione semplicistica per una lettura più consapevole e matura del paesaggio. 
Domandarsi perché in un’area troviamo un bosco mentre in un’altra terrazzamenti destinati alla vite non va sottovalutato. Ripercorrere le principali tappe storiche dei cambiamenti del paesaggio agrario italiano aiuta a darsi delle risposte giuste.

Nel libro sono descritti alcuni metodi utilizzati in passato per gestire il territorio agrario.
Il primo che incontriamo è quello della colonia di Turi, sotto il dominio della Grecia. Nella Tavola di Eraclea riscontriamo la volontà di gestire il territorio attraverso la lottizzazione e l’assegnazione di funzioni ad ogni lotto (forma geometrica e affidato a coloni).
Un altro esempio è il piano paesaggistico della conquista romana, il quale per rispondere alla necessità di un nuovo sistema agrario diffonde è impone una forma universale (limitatio). Ne risulta una regolare quadrettatura del suolo agrario.
Interessante vedere come già nel XII secolo persone come Pietro de’ Crescenzi, si affrontavano il problema della difesa idrica delle sistemazioni collinari. Nella sua opera parla della pratica volta a difendere i terreni più declivi dall’erosione delle acque a mezzo di sostegni e di ripari.
Nel XII secolo troviamo un piano di colonizzazione nel paesaggio di Villafranca Veronese. Ad ogni colono fu assegnato un manso (33 “campi” veronesi, di cui 1 per la casa e 32 “pro laborare”).
Questi esempi ci fanno riflettere sull’importanza del rapporto tra aree residenziali e aree agricole. 
Ritrovare l’equilibrio sul nostro territorio sarà fondamentale per la riuscita di un buon piano paesaggistico. Il ritorno all’ agricoltura non deve essere considerato come un passo indietro, bensì come un passo in avanti, verso un migliore rapporto tra l’uomo e la natura.


6. Brevi note biografiche sull’autore
Emilio Sereni (Roma, 1907-1977)
Nato in una famiglia ebrea di intellettuali antifascisti, si è diplomato al Liceo Terenzio Mamiani di Roma. Fratello del sionista-socialista, cofondatore del kibbutz Givat Brenner Enzo Sereni; nel 1926 si iscrisse al Partito Comunista Italiano ed un anno dopo si laureò in agronomia a Portici, iniziando poco dopo un'opera di proselitismo nella provincia di Napoli.
Nel 1930 si reca a Parigi ed entra in contatto con Palmiro Togliatti. Rientrato in Italia nel settembre dello stesso anno fu arrestato e condannato dal Tribunale Speciale a vent'anni, poi ridotti a 15 per il cumulo delle pene.
Amnistiato nel 1935, espatria clandestinamente a Parigi con la moglie Xenia Silberberg, conosciuta con il nome di Marina, e la piccola figlia Lea; qui è responsabile del lavoro culturale ed è redattore capo di Stato Operaio e La voce degli italiani. Nuovamente scoperto, nel 1943 viene condannato a 18 anni per "associazione sovversiva" ma un anno dopo riesce a fuggire e si stabilisce a Milano, dove il partito gli assegna l'incarico di dirigere l'ufficio di agitazione e propaganda.
Dopo aver svolto un ruolo importante nella Resistenza come rappresentante, insieme a Luigi Longo, del Partito Comunista nel CLNAI di Milano e come componente del comitato insurrezionale costituito nell'aprile 1945, nel 1946 entra nel comitato centrale del PCI (vi resterà fino al 1975) e fu due volte ministro sotto Alcide De Gasperi: la prima dell'assistenza postbellica e la seconda dei lavori pubblici. Eletto senatore nel 1948 e confermato nel 1953, divenne direttore di Critica marxista e nel 1956, durante i fatti d'Ungheria, fu uno dei pochi a schierarsi apertamente con l'Unione Sovietica.
Tra le sue opere ebbero particolare successo Il capitalismo nelle campagne, Il Mezzogiorno all'opposizione, La questione agraria nella rinascita nazionale italiana e La rivoluzione italiana, ma i suoi scritti sono innumerevoli: la sua bibliografia contiene 1071 scritti ed i primi risalgono al 1930. Donò tutto questo materiale all'Istituto "Alcide Cervi" di Gattatico (RE) - di cui fu un fondatore - dove è a disposizione degli studiosi.
Straordinario poliglotta, conosceva il tedesco, l'inglese, il francese, il russo, il greco, il latino, l'ebraico, alcune lingue cuneiformi (come l'accadico, il sumero, l'ittita) e il giapponese.






domenica 29 marzo 2015

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